E' ormai evidente che il sistema produttivo della Cina si sta evolvendo e che questa evoluzione comporterà pesanti ripercussioni sui rapporti con gli Stati Uniti in generale e con il finanziamento del deficit americano in particolare.
Secondo le analisi e le prospettive di studio, rispetto ai settori manifatturiero ed edilizio, che hanno rappresentato fino ad oggi il vero motore della crescita di Pechino, il settore dei servizi ha bisogno di circa il 35% dei posti di lavoro in più per unità di PIL: se ne desume che, nonostante i suoi tassi di crescita annua siano scesi intorno al 7/8%, il governo cinese potrebbe comunque raggiungere gli obiettivi prefissati nella lotta alla disoccupazione e alla riduzione della povertà.
In altre parole, i suoi consumi interni sono destinati a crescere, deprimendo, per compensazione, i risparmi in eccesso, ponendo Washington di fronte ad un tragico interrogativo: chi finanzierà il deficit di bilancio degli Stati Uniti? E a quali condizioni?
Sono domande poste in prospettiva futura, a cui però l'America dovrà rapidamente trovare una risposta. Perché nel frattempo la Cina ha recentemente dichiarato di avere ridotto la propria esposizione in titoli del Tesoro Usa (che ammonta attualmente a 1,27 trilioni di dollari) per una cifra pari a 47,8 miliardi di dollari, mentre nel report Gold Survey 2013 pubblicato dalla Gold Fields Mineral Services è descritto il “più grande movimento di oro nella storia, in termini di valore”, diretto proprio in Cina.
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lunedì 3 marzo 2014
sabato 26 gennaio 2013
Cosa è successo al Monte dei Paschi di Siena? Perché la banca più antica del mondo attualmente in attività è sull'ordo del crack finanziario, facendo tremare le vene e i polsi a gran parte del mondo politico? Tutto ha avuto inizio quando "il rinvenimento di documenti tenuti celati all'Autorità di Vigilanza e portati alla luce dalla nuova dirigenza di MPS" ha fatto emergere "la vera natura di alcune operazioni riguardanti il Monte dei Paschi di Siena riportate dalla stampa": fin qui le parole di una nota di Banca d'Italia, ma quali sono queste operazioni e quale è la loro natura?
La risposta si trova nei 6,2 miliardi di perdite accumulati dal 2011 ai primi nove mesi del 2012, nei titoli di stato posseduti per 26 miliardi (due volte e mezzo il capitale stesso della banca), negli 11 miliardi di derivati e nei 17 miliardi di crediti a rischio che hanno costretto MPS a richiedere al Tesoro i soldi dei contribuenti, sotto forma di titoli speciali: sono i Monti bond, emanati dal Tesoro per un valore di due miliardi, che si aggiungono ai già versati 1,9 miliardi di Tremonti bond del 2009.
Debiti e perdite derivati, in gran parte, dall’acquisizione dell'Antonveneta dal Banco di Santander, costata 9 miliardi di euro poi saliti a 10, tre più di quanto fosse costata al venditore, 5 o 6 più del reale valore patrimoniale: abbastanza per suscitare i sospetti della magistratura che ha aperto un’inchiesta per aggiotaggio (oltre che per ostacolo alla Vigilanza) e per accendere i riflettori su altre operazioni dai nomi di mete turistiche come Alexandria e Santorini (essenzialmente, operazioni in derivati compiute con la giapponese Nomura per ottenere utili da ripagare in futuro per finanziare la fondazione).
Al di là dei tecnicismi e al di là dell’inchiesta della magistratura, restano nell’ombra i rapporti politici e la rete di relazioni intessute in quella che è una delle città massoniche del centro Italia. E rimane senza risposta le domanda più ovvie e banale. Perché la scalata ad Antonveneta ed il debito accumulato? Perché il coperchio è stato sollevato e le verità stanno lentamente e con difficoltà saltando fuori? La risposta l’ha data Cingolani su Il Foglio Quotidiano: Mussari, allora presidente di MPS, “si è fidato troppo della propria abilità, delle protezioni eccellenti, di quel sistema senese che mette insieme la curia, la massoneria, i sindacati, gli ex socialisti e gli ex comunisti”.
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venerdì 9 novembre 2012
A Pechino è nata una nuova Agenzia di Ratings: la "Universal Credit Rating Group”, società mista nata dalla collaborazione della cinese Dagong, della russa RusRating e dell’americana Egan-Jones.Scopo dichiarato del nuovo soggetto finanziario, apertamente espresso durante la conferenza stampa di presentazione tenutasi a Pechino, è quella di creare un nuovo riferimento per gl investitori, alternativo al cartello di marca americana, composto da Moody’s, Standard&Poor’s e Fitch, che da soli controllano il 90 % del mercato del rating.
Una mossa prettamente politica prima ancora che economico-finanziaria. Una mossa che permette naturalmente di rafforzare l'asse Mosca-Pechino, ormai ben delineato, almeno da quando la Cina ha cominciato a pagare in yuan il petrolio russo. Da una parte la Russia, che ha trovato ad Est, nella Cina e nel Giappone, quei partner economici che non ha trovato ad Occidente in Europa; dall'altra la Cina, che sgomita per smarcarsi dall'orbita di Washington, a cui resta comunque ancora legata a doppio filo.
L'Europa, la UE, come sempre resta a guardare, incapace di prendere decisioni altrettanto coraggiose. Read More
sabato 1 settembre 2012
Mai come in questi giorni è facile capire chi detiene veramente il potere, nonostante la sfida per le primarie sia ancora aperta ed il risultato delle successive elezioni presidenziale sia tutt'altro che scontato. Mai come in questi giorni è chiaro come il potere non si decida all'interno della Casa Bianca.
Perché è notizia di questi giorni che il processo contro laa banca d'affari Goldman Sachs, accusata di aver rivestito un ruolo fondamentale nella crisi dei titoli subprime del 2007 (e di conseguenza nell'innesco delle presenti crisi e recessione globali), non arriverà a condanna ma sarà archiviato. Una lauta ricompensa per aver profumatamente investito nella campagna presidenziale del presidente coloured.
A costo di essere ripetitivi e monotoni, lo ripetiamo ancora una volta: le più importanti banche mondiali, pur avendo scatenato la crisi finanziaria globale, vengono prima salvate dal fallimento poi assolte dalle proprie colpe perché tengono a strozzo gli stati, retti da burattini saliti ai posti di comando con i soldi delle stesse banche (laddove non siano uomini usciti dai loro uffici).
I banchieri dormono sonni tranquili, perché le mani se le sporcano altri, segnando con una croce le schede elettorali. L’orgoglio (tutto vostro) della democrazia rappresentativa.
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Perché è notizia di questi giorni che il processo contro laa banca d'affari Goldman Sachs, accusata di aver rivestito un ruolo fondamentale nella crisi dei titoli subprime del 2007 (e di conseguenza nell'innesco delle presenti crisi e recessione globali), non arriverà a condanna ma sarà archiviato. Una lauta ricompensa per aver profumatamente investito nella campagna presidenziale del presidente coloured.
A costo di essere ripetitivi e monotoni, lo ripetiamo ancora una volta: le più importanti banche mondiali, pur avendo scatenato la crisi finanziaria globale, vengono prima salvate dal fallimento poi assolte dalle proprie colpe perché tengono a strozzo gli stati, retti da burattini saliti ai posti di comando con i soldi delle stesse banche (laddove non siano uomini usciti dai loro uffici).
I banchieri dormono sonni tranquili, perché le mani se le sporcano altri, segnando con una croce le schede elettorali. L’orgoglio (tutto vostro) della democrazia rappresentativa.
martedì 27 marzo 2012
Durante una lezione tenuta alla Columbia University, il premio Nobel Joseph Stieglitz, parlando della situazione economica europea, ha spiegato come in realtà la BCE esegua gli ordini dell’ISDA, un’organizzazione finanziaria il cui acronimo di tolkeniana memoria sta per “International Swaps and Derivatives Association”. In parole povere: si tratta di un organizzazione privata, con sede a Londra, che gestisce un capitale di 47.000 miliardi di euro, che non influisce bensì PRENDE le più delicate decisioni finanziarie in Europa.Che la BCE agisca sotto dettatura dei privati non è una grande notizia, che i burattinai del mondo non si nascondano in delle buie cripte ma si muovano sotto la luce del sole (e del web) comincia però a preoccupare. Infatti nel sito dell’ISDA vienne illustrato molto del loro “lavoro” e ogni volta le loro idee si trasformano in azioni, realizzate e concretizzate dai vari Sarkozy, Merkel e Monti. Il nostro premier, non a caso, a fine febbraio si è incontrato a New York con un certo Lim Teng Joon, un esperto di gestione delle risorse economiche europee e delle loro applicazioni economiche, che, oltre ad essere un professore (e tra professori e presidi ci si intende) è il rappresentate italiano nell’ISDA. Se il suo nome non fa pensare certo a radici mediterranee (al contrario, viene da Singapore), il suo lavoro basta a farne il nostro ambasciatore: da quando gli emiri hanno acquistato il 6,5 % del capitale di Unicredit (quota sufficiente per imporre qualsiasi decisione), il tecnico è il controllore della pianificazione degli investimenti in Europa di quella baanca. E ciò a quanto pare basta per far parte di questa lobby finanziaria che vede tra i suoi numerosi membri rappresentanti delle maggiori banche mondiali: Morgan Stanley, UBS, JP Morgan, Deutsche Bank, Goldman Sachs, BNP, HSBC, Black Rock Investment, etc. etc.
L’oligarchia liberale si è talmente affermata che questi soggetti possono determinare la politica mondiale senza nascondersi, riuscendo addirittura a trasformare agli occhi di tutti il governo dei pochi (e non dei migliori) nel governo del popolo, la finanza in politica.
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giovedì 16 febbraio 2012
Da quando la Corte Suprema americana ha eliminato i limiti ai finanziamenti delle campagne elettorali la corsa alla casa bianca si colora di verde, il colore dei dollari. I giganti dell’alta finanza, come Goldman Sach’s, UBS e Morgan Stanley, hanno investito almeno 1,8 milioni di dollari sul repubblicano Mitt Romney. Le stesse banche d’affari che a suo tempo investirono, seppure cifre meno ingenti, nella campagna dell'abbronzato Obama. Le stesse banche che nel 2008 hanno ricevuto dalla Casa Bianca un prestito di 161 miliardi di dollari per superare la crisi: i debiti prima o poi li pagano tutti.Ma “la stella di casa” Romney non è la prima volta che intrattiene affari con i magnati dell’alta finanza: con G&S aveva investito in azioni “ipo” che dieci anni dopo gli hanno fruttato 1,1 miloni di dollari, e sempre con G&S ha creato un fondo, il Bain Capital, sul quale ha investito 40 milioni di dollari attraverso strumenti finanziari.
L’economia gira, e ormai ha ingerito completamente la politica. Le banche d’affari prestano soldi ai candidati, determinando fortemente l’ascesa degli stessi, i quali, una volta insediati, ricambiano il favore elargendo finanziamenti pubblici e coprendo le falle neei loro conti, determinano la crisi finanziaria che fingono di contrastare. E se questo sistema "democratico" si inceppa, ecco subito un rimedio più tecnico…
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venerdì 20 gennaio 2012
L'agenzia Standard & Poor's, negli ultimi giorni, ha bocciato le economie di nove paesi dell'eurozona: tra questi, la Francia e l'Austria hanno perso la tripla A, Italia, Spagna e Portogallo sono scesi di due gradini, ottenendo una tripla B+ (Roma e Madrid) e una doppia B (Lisbona). Junk rating: livello spazzatura.Come se ciò non bastasse, la scure della S&P si è abbattuta anche sull'EFSF, il fondo salva stati dell'UE, dimostrando ancora una volta come l'attuale crisi del mercato non sia assolutamente "spontanea", ma il risultato di un'attenta strategia messa in atto dai principali soggetti finanziari internazionali per muove guerra all'euro e all'Europa politica.
In questo disegno, le agenzie di rating ricoprono un ruolo essenziale, riuscendo ad orientare, con i propri rapporti sulla solidità dei conti privati e pubblici, le mosse degli operatori sul mercato. Tutt'altro che organismi terzi, autonomi, trasparenti, indipendenti o imparziali, esse sono finanziate e possedute dagli stessi soggetti sottoposti ai loro controlli e alle loro analisi. S&P, ad esempio, risulta controllata dal gruppo editoriale McGraw Hill, di cui è azionista di maggioranza Warren Buffet, società leader nel settore dei fondi di investimento: in questo modo, lo stesso personaggio opera un controllo totale, non ufficiale ma reale, sul mercato azionario, orientando gli investimenti ed investendo anche egli di conseguenza. Non è un caso, allora, che le stesse agenzie tacevano quando le banche si riempivano di titoli spazzatura, oltretutto non messi a bilancio, assegnando una tripla A alla Lehman Brothers, di cui tutti conosciamo la fine, o al Credit Suisse nonostate i suoi 125 milioni di dollari di perdite dovute ad investimenti su titoli derivati. Non è neppure un caso che, mentre vengono declassati i titoli di debito pubblico dei paesi europei, i buoni del Tesoro U.S.A. siano anncora giudicati AAA, nonostante Washington vanti un debito pubblico vicino al 100% del PIL (che arriva al 130% se si considera, nel conteggio, anche quello degli enti locali) e un debito commerciale di ben 600 miliardi di dollari: se fosse un'azienda privata sarebbe fallita già da tempo e il suo cda sarebbe dietro le sbarre. Ciò nonostante, forte del giudizio delle agenzie di rating, tutte made in U.S.A., Geithner, segretario del Tesoro statunitense, può permettersi di bacchettare i colleghi europei sulla necessità di tagliare il debito pubblico.
Alla luce di tutto ciò, è sempre più impellente la necessità dell'istituzione di un'agenzia di rating europea, indipendente ed oggettiva, il cui operato non sia influenzato dal mercato e dai grandi gruppi finanziari, ristabilendo il primato della politica sull'economia e sulla finanza. Un'agenzia che tuteli, anche sui mercati finanziari, l'indipendenza dell'Europa dalle interferenze di qualsiasi soggetto proveniente da oltreoceano.
domenica 15 gennaio 2012
mercoledì 4 gennaio 2012
Il nuovo anno è stato inaugurato in Ungheria con l’entrata in vigore della nuova Carta Costituzionale, redatta dall'ampia maggioranza parlamentare del partito Fidesz. Forti critiche sono state sollevate, oltre che dalla popolazione, anche dai partner, europei e non: la Commissione UE, il FMI, e la paladina della democrazia Hillary Clinton, che si sono detti molto preoccupati della svolta ungherese, definita autarchica ed illiberale.Come sempre accade, dietro questi aggettivi si nasconde la paura dell'Occidente per qualsiasi voce si levi contro il sistema liberalcapitalista imposto al mondo. Vediamo perché il caso ungherese costituisce un'eccezione a questa regola e quali sono le cause di tanto allarme.
La nuova Costituzione, la prima promulgata dopo la caduta del muro di Berlino, ha inserito tra i principi fondamentali alcuni concetti che suonano inaccettabili alle orecchie dei padroni del mondo: si parla espressamente di Dio, di tutela dell’embrione e di riconoscimento della sola unione in matrimonio fra uomo e donna.
A preoccupare però l'Occidente sono le politiche finanziare ed economiche messe in campo dal governo di Budapest: il premier Orban, infatti, ha deciso di non rinnovare il prestito concesso nel 2008 dal FMI, per non costringere il suo paese a sottostare ai pesanti compromessi stabiliti dall'organismo internazionale. Al contrario il primo ministro ha emanato una serie di provvedimenti rivoluzionari: ristatalizzazione dei fondi pensione, imposizione di una tassazione onerosa per i grandi gruppi stranieri operanti nel paese magiaro e limitazione dei poteri della Banca Centrale Europea. La risposta dell’Europa non è tardata ad arrivare con la sospensione dei negoziati per il prestito di 15 miliardi richiesto per risanare il bilancio statale. A questa decisione si sono aggiunte le minacce di sospensione dall' Unione Europea.
Per farla breve, l'Ungheria ha deciso di alzare la voce e di non cedere alle richieste internazionali, non curandosi delle pressioni internazionali ma, al contrario, seguendo quella che è stata definita la via islandese: impugnare il proprio debito come arma di ricatto.
Ad Est si è alzato un vento nuovo, a noi il compito di soffiare perché diventi tempesta e coinvolga tutta l'Europa.
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