Lotta Europea

Lotta Europea
Visualizzazione post con etichetta Iran. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Iran. Mostra tutti i post

martedì 29 gennaio 2013

A mezza bocca e mai direttamente, Israele ha ammesso il suo coinvolgimento nell'esplosione di lunedì scorso a Fordo, centrale sotterranea, fulcro del programma nucleare iraniano. La notizia, resa pubblica dall'ex ministro iraniano della Sicurezza Hamid Reza Zakeri e dall'ex guardia della rivoluzione Reza Kahlili (entrambi espatriati da un paio d'anni, il secondo collaboratore della CIA), è stata rilanciata prima dal Times e poi dall'israeliano Tedioth che ha parlato del "più importante sabotaggio al programma nucleare iraniano". Più neutrali le parole ufficiali del governo di Tel Aviv che, per mezzo del ministro Avi Dichter, pur non intestandosi l'atto di sabotaggio, ha affermato che "ogni esplosione in Iran che non ferisce la gente ma colpisce le sue attività è benvenuta". E' dal 2009 che l'esercito americano studia il sito di Fordo e il Sunday Times ha anche rivelato che a Fordo è esploso un dispositivo spia camuffato da roccia che stava intercettando dati sensibili dai computer del centro.
Quale che sia la verità sulle esplosioni di lunedì scorso, è sicuro che, mentre sugli schermi cinematografici dell'Occidente, il film "Argo" ci mostra la difesa dei democratici statunitensi dalla barbarie e dall'inciviltà iraniana nel 1979/80, Stati Uniti ed Israele si preparano ad "un'operazione chirurgica" contro gli ayatollah: "come uno scalpello" ha detto Ehud Barak in riunione a Davos.
Read More

sabato 21 luglio 2012

Gli Emirati Arabi Uniti hanno ufficialmente inaugurato un nuovo oleodotto che permetterebbe loro di bypassare lo stretto di Hormutz che l'Iran ha minacciato di chiudere in seguito alle sanzioni ricevute dagli Usa e dall'UE. L'oleodotto collega i giacimenti di Habshan (sul golfo Persico) con il porto di Fujairah, all'esterno dell'imbocco dello stretto.
La notizia ha suscitato lo sdegno dell'Iran che ha commentato il progetto come "propaganda politica guidata dai Paesi Occidentali". E' chiaro infatti che questo progetto abbia il doppio fine di ostacolare il controllo iraniano sul traffico petrolifero della regione e di tranquillizzare i mercati frenando l'aumento dei prezzi a seguito delle minacce di Teheran circa la chiusura dello stretto.
Per gli stessi motivi, l'Arabia Saudita ha inoltre in progetto di riconvertire l'"Ipsa", un vecchio oleodotto costruito da Saddam negli anni '80, in modo da portare il proprio petrolio fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso e di potenziare le due condotte parallele, le "Petroline", che attraversano il paese da est a ovest.
Read More

mercoledì 27 giugno 2012

L'Iran, isolato dall'Europa (il primo luglio scatterà infatti l'embargo totale sul suo petrolio), si trova a tessere nuove e importanti relazioni.

Un'apertura arriva dall'Egitto: il nuovo presidente Morsi avrebbe rilasciato un'intervista ad un quotidiano iraniano, augurandosi stabili relazioni con Teheran al fine di creare un "equilibrio strategico" nella regione.

La politica estera iraniana non si limita al Medio Oriente: Ahmadinejad si è recato nuovamente in Sudamerica (appena 5 mesi dopo l'ultima visita) dove ha firmato un accordo di cooperazione militare con la Bolivia e ha abbracciato Chavez che gli ha espresso tutta la sua solidarietà per gli ''ostacoli imposti da imperialismo, embarghi, minacce e sanzioni unilaterali" di cui l'Iran è stato vittima a causa del suo programma nucleare. I legami fra Iran e Venezuela sono anche di natura economica: giusto poche settimane fa NIOC e PDVSA, le compagnie petrolifere di stato dei due paesi, si sono accordate per lo sviluppo del giacimento petrolifero di Dobokubi in Venezuela. L'Iran sta approfittando dell'affrancamento dell'America Latina dall''orbita di influenza U.S.A., alla ricerca di nuovi mercati, alternativi a quelli occidentali.
Read More

mercoledì 20 giugno 2012

L'ultimo vertice Opec (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) si è concluso con un nulla di fatto. La riunione non è però stata inutile perché in fase di discussione sono usciti allo scoperto due blocchi di paesi contrapposti: da un lato l’Arabia Saudita che, spalleggiata da Emirati Arabi Uniti e Kuwait, aspira ad un aumento della produzione e con conseguente abbassamento del prezzo del greggio; dall’altro l’Iran e gli altri “falchi del prezzo”, vale a dire Venezuela, Algeria ed Iraq, una tantum insospettabile alleato di Teheran. L'obiettivo dei Sauditi non è certamente quello di apparire come benefattori dell'umanità e dell'Occidente assetato di petrolio, quanto quello di colpire l'Iran che, a causa delle sanzioni internazionali, ha subito un drastico calo delle esportazioni così da necessitare di un aumento dei costi per tornare ad avere i conti in verde.
La battaglia per l’egemonia del Golfo è senza esclusione di colpi: poco tempo fa al Consiglio di Cooperazione del Golfo l'Arabia Saudita aveva proposto una federazione politica tra i paesi arabi del Golfo in chiave anti-Teheran. Un'eventualità al momento tutt'altro che probabile visto che il Quatar, l’Oman e gli Emirati difficilmente cederanno la propria sovranità ai Sauditi.
In attesa della federazione politica, la riunione dell'OPEC ha comunque ribadito la forza e la coesione del blocco economico saudita, fermamente intenzionato ad isolare e contrastare l'Iran. Un obiettivo la cui realizzazione non avrà bisogno di alcun intervento militare, se continueranno questi attacchi economico-speculativi.
Read More

lunedì 11 giugno 2012

La guerra fra Israele e Iran è già iniziata, ma per il momento si combatte per vie informatiche. Si chiama Flame, il supervirus che ha colpito migliaia di computer in Iran, sottraendo conversazioni, email e scattando screenshot a ciò che appare sui monitor. Teheran non ha dubbi: così come fu l'anno passato per Stuxnet, il virus che colpì il sistema nucleare iraniano, anche questa volta c'è dietro la mano di Israele. Da parte di Israele, giungono invece voci che nascondono un ammissione: "Per chiunque veda la minaccia iraniana come significativa, è ragionevole intraprendere passi differenti, fra cui questi attacchi con virus, per sventarla" ha riferito il vice primo ministro Yaalon, che ha inotre sottolineato come Israele sia un paese "ricco dal punto di vista tecnologico". Nel frattempo, l'Iran, non curante delle minacce sioniste, ha annunciato l'inizio dei lavori per una seconda centrale nucleare nel paese. Lavori che vedranno l'appoggio e il finanziamento di Mosca.
Read More

domenica 10 giugno 2012

A suon di menzogne e video truccati, la campagna mediatica contro la Siria di Assad continua il suo lavoro in preparazione di un futuro sempre più probabile intervento militare delle “democrazie” occidentali contro il tiranno locale. Perché?
Perché la Siria è divenuta il centro del mercato del gas da quando, nel luglio del 2011, ha siglato un accordo con l’Iran per la costruzione di un gasdotto, ribattezzato “gasdotto islamico”, per sfidare la leadership saudita nel settore energetico. Il condotto, la cui ultimazione è prevista per il 2014, condurrà il gas iraniano direttamente nel Mediterraneo, attraverso Siria e Libano meridionale, aprendo così a Teheran un nuovo mercato, finora parzialmente precluso. L'accordo ha una rilevanza geopolitica straordinaria: oltre ad aprire un nuovo mercato alle materie prime di Teheran, conferisce alla Siria quel ruolo di ponte tra Europa e prodotti vicino-orientali finora svolto dalla Turchia.
Terra di giacimenti di gas e nodo strategico fondamentale, non è un caso che la Siria diventi oggi bersaglio delle attenzioni dei media occidentali nel momento in cui il suo ruolo geopolitico assume notevole importanza. Come per le rivoluzioni colorate che hanno coinvolto le repubbliche ex-sovietiche, si vuole creare una protesta a tavolino, per affidare il potere ad un nuovo governo accondiscendente alle volontà degli Stati Uniti.
Read More

venerdì 20 aprile 2012

Sempre più ostica la strada che porterà alla costruzione del gasdotto che dovrebbe presto portare il greggio iraniano al Pakistan: un gasdotto da1,5 miliardi di euro, lungo oltre 2 mila chilometri dai giacimenti di South Pars (nel Golfo Persico) alla provinciana pachistana del Baluchistan (nel sudovest del Paese) a Karachi, capitale economica del Pakistan. Inizialmente il progetto prevedeva il prolungamento della conduttura fino all'India (da qui il nome "gasdotto della Pace", a sancire un riavvicinamento tra le storiche avversarie India e Pakistan), ma le pressioni statunitensi, concretizzare tramite l'offerta di un sostegno nello sviluppo del programma nucleare civile (poi bloccato perché utilizzato per scopi militari), hanno fatto saltare il tavolo delle trattative.

Gli interessi contrari alla costruzione di tale gasdotto fanno aumentare i sospetti di un intervento dei servizi segreti statunitensi e indiani (ma anche inglesi ed israeliani) nel sostegno e nell'armamemto dei movimenti separatisti del Baluchistan, in funzione anti-Islamabad ed anti-Teheran. Ma a rovinare i piani occidentali è aarrivata la Cina, che si è proposta per sostituire l'India come meta finale del gasdotto, entrando, anche finanziariamente, nel progetto.
Si prevedono grandi attentati nella regione...
Read More

venerdì 9 marzo 2012

Lo scorso 5 marzo si è tenuto l’annuale congresso dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Commettee), la lobby pro israeliana di Washington, durante il quale Obama e Netanyahu hanno lungamente discusso sulla situazione nucleare iraniana. La posizione della Casa Bianca a riguardo sembra sempre la stessa: nonostante le rassicurazioni di turno su un aiuto che non tarderebbe ad arrivare nel caso in cui Israele intervenga militarmente, ha fatto intendere che per il momento preferisce risolvere “diplomaticamente” la faccenda, anche per timore delle conseguenze che un ulteriore impegno militare potrebbe provocare sull'imminente tornata elettorale e sulla già avanzata crisi finanziaria.
Nulla di nuovo, quindi.
Ma è strano, veramente, pensare che ad essere stati investiti dell'onore di proteggere il mondo intero da un’eventuale escalation nucleare sia stata l'unica potenza che l'atomica l'ha utilizzata, sganciandola sui cieli di Hiroshima e Nagasaki. Direttamente nelle mani del carnefice.
Ed è veramente strano che l'Occidente tutto guardi inorridito al programma nucleare di Teheran e tremi per il destino di Israele, l'unico stato del Vicino Oriente a possedere materialmente una ottantina di testate nucleari non dichiarate nonché uno dei pochi stati al mondo a non aver sottoscritto il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP).
Read More

giovedì 23 febbraio 2012

Succede tutto in poche ore. A Tbilisi, in Georgia, un diplomatico israeliano denuncia alla polizia la presenza di un ordigno sotto la sua auto. A Nuova Delhi, una bomba viene posizionata su un auto dell'ambasciata d'Israele, da due persone in moto. Quest'ultimo attentato ricorda i numerosi precedenti a Teheran, che hanno colpito alcuni uomini impegnati nel programma nucleare.
Ma non finisce qui, Israele denuncia anche una fallita azione terroristica che avrebbe dovuto colpire la sua ambasciata in Azerbagian. Questi attentati cadono come manna dal cielo per Israele, che, non perdendo tempo, in un sol colpo accusa sia Hezbollah e la vicina Siria che l'Iran, ben sapendo che un ipotesi esclude l'altra. Hezbollah avrebbe agito per vendicare l'uccisione del leader Imad Mughnyeh, nel primo anniversario della sua morte a Damsco; gli iraniani avrebbero invece voluto così lanciare una risposta alla moria di scienziati nucleari.
A ben vedere in realtà spunta una terza pista: è tanto paradossale pensare che questi attentati (che non hanno provocato nessuna vittima) saranno utili come ennesimo pretesto per contrastare le politiche di Teheran e Damasco?
Read More

mercoledì 25 gennaio 2012

L'embargo europeo che blocca le importazioni di petrolio e di prodotti petrolchimici dall'Iran, non produrrà gli effetti voluti da Bruxelles, mentre sicuramente riuscirà a peggiorare la situazione economica dei paesi europei più dipendenti dal greggio iraniano, ossia le stesse nazioni che più pesantemente stanno facendo le spese della crisi finanziaria: Spagna, Grecia ed Italia, che insieme totalizzano l'80% dell'import europeo di greggio da Teheran.
L'Italia, in particolare, dipende fortemente dall'Iran, che rappresenta il suo quarto maggiore fornitore di petrolio. Inoltre, poiché il petrolio non è tutto uguale, le raffinerie italiane possono lavorare, in alternativa al greggio iraniano, quasi unicamente materie prime siriane, naturalmente anche esse indisponibili perché sottoposte ad embargo.
Al contrario, l'economia di Teheran non subirà forti contraccolpi da queste misure in quanto troverà nuovi acquirenti nella Cina e nell'India, la prima contraria all'embargo, la seconda pronta a pagare in rupie o in yen anziché in dollari. Il mercato iraniano fa gola a Pechino che, per bocca del suo presidente Hu Jintao, si è detta pronta a difendere Teheran in caso di attacco statunitense. Parole forti, che indicano come il dragone, oramai egemone nell'Africa subsahariana, è pronto a muovere i suoi primi passi nel Vicino Oriente, a caccia di materie prime per rifornire la propria industria manifatturiera.
Read More

giovedì 12 gennaio 2012

I preparativi per la guerra israeliana sono quasi ultimati. Il Pentagono ha pronti migliaia di soldati statunitensi da inviare a Israele. La notizia, anche se snobbata dai media occidentali, è stata confermata dalla stampa israeliana. Il Jerusalem Post, infatti, ha confermato l'arrivo delle truppe americane, giustificandolo come un preparativo per "la più grande esercitazione missilistica nella storia" in vista delle manovre militari targate USA-Israele che pare ci dovranno essere nella primavera del 2012. Questa operazione non fa altro che riscaldare ulteriormente il Mediterraneo orientale, soprattutto dopo gli ultimi scontri (fino a questo momento solo verbali) tra Ahmadinejad e la Casa Bianca, che ha lanciato un duro monito a chiunque osasse stringere accordi con l'Iran, nel tentativo di isolare sia dal punto di vista economico, sia da quello politico Teheran. Intanto continua la moria degli scienziati nucleari iraniani, vittime del Mossad, specializzato negli omicidi mirati almeno dai tempi delle Olimpiadi di Monaco del 1972 e dell'operazione "collera di Dio".
A tutto questo si aggiungono le esercitazioni militari iraniane nello stretto di Hormuz, striscia di acqua fondamentale per il commercio petrolifero mondiale. Una prova di forza, quella di Teheran, per ribadire che se l'America deciderà di "esportare la democrazia" anche lì avrà pane per i suoi denti.
Read More

mercoledì 7 dicembre 2011

Le pedine sono state posizionate da tempo, è ora che comincino ad essere mosse. Lo scorso 8 novembre l’AIEA ha stilato un rapporto nel quale esprime la certezza che dietro al programma nucleare civile, Teheran ne nasconda uno militare, potenzialmente pericosoloso per l'intero Occidente. Sono seguite le ovvie sanzioni di turno con i relativi congelamenti dei fondi, l’indignazione popolare e l’inasprimento dei rapporti diplomatici con Londra. Come in relazione alla Siria, la Russia e la Cina si sono opposte alle sanzioni, determinando una forte presa di posizione che potrebbe risultare fondamentale per le mosse future.
Ma se nel gioco degli scacchi muovono per primi i bianchi, che tutto il mondo identifica con lo stato degli ayatollah, accusato di progettare l’atomica, la situazione in realtà non appare così chiara, perché da anni alle azioni evidenti si sono sovrapposti più efficaci interventi segreti. A partire dai recenti “incidenti” che diverse analisi ricollegano al Mossad: l’esplosione di un impianto nucleare a Isfhan ed un'altra che ha provocato la parziale distruzione di una base missilistica vicino Teheran. Ricordiamo anche la deflagrazione di una base con missili a medio raggio nell’ottobre 2010, l’uccisione dello scienziato nucleare Dariush Rezai e quella dell'ingegnere nucleare Majid Shahriari, nonché la diffusione del virus informatico Stuxnet che l’anno scorso mandò in tilt le centrifughe degli impianti atomici.

"Sicuramente" solo sfortunati incidenti. Così come è solo un caso che il Pentagono abbia fornito ad Israele bombe anti-bunker che possono colpire in profondità, riuscendo persino a far esplodere le centrali nucleari iraniane. Così come è solo un caso il recente abbattimento del drone americano RQ-170 Sentinel in “ricognizione” in territorio iraniano, avvenuto grazie alle tecnologie cyber-belliche fornite da Mosca. Sia detto per inciso: fino a qualche tempo fa gli USA smentivano anche soltanto di possedere tali aerei.

E se Ahmadinejad muovesse le pedine nere, quelle destinate non ad aprire le ostilità ma a subire il primo attacco?

E per quanto tempo ancora gli USA riusciranno a nascondere il proprio ruolo di kibitzer (un termine yddish che individua chi si diverte guardando gli altri affrontarsi davanti ad una scacchiera)?
Read More
© 2014 Lotta Europea | Distributed By My Blogger Themes | Designed By Bloggertheme9