Lotta Europea

Lotta Europea

giovedì 29 novembre 2012


Facebook ha bloccato il profilo utente di Lotta Europea perché violento (sic!).
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Domenica, oltre al ballottaggio delle primarie del PD, si terranno le ben più interessanti ed importanti elezioni catalane, che hanno catalizzato la paura del governo di Madrid per quello che si preannuncia un vero e proprio referendum per l’autonomia della regione.
Artur Mas, leader catalano, nonostante non abbia la maggioranza assoluta dei voti, fa infatti tremare le vene e i polsi al governo, annunciando la volontà di riconquistare “il suo posto tra le nazioni europee”. Una dichiarazione che, dopo l’accordo del premier indipendentista scozzese Alex Salmond con il governo britannico sul referendum per l’autonomia scozzese da tenersi nel 2014, che porterà con tutta probabilità allo strappo definitivo con l’Inghilterra, fa accrescere il timore non solo dei governi “legittimi”, ma di tutta l’Unione Europea, che vede crescere all’interno degli Stati, l’autodeterminazione di “piccole Patrie”, che si convertirà inesorabilmente in una spinta centrifuga dal punto di vista dell’amministrazione UE.
Quale che sia il finale, una sola cosa è certa: il gigante mondialista non è più inattaccabile, ma anzi, sta iniziando ad oscillare pericolosamente.
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venerdì 9 novembre 2012

A Pechino è nata una nuova Agenzia di Ratings: la "Universal Credit Rating Group”, società mista nata dalla collaborazione della cinese Dagong, della russa RusRating e dell’americana Egan-Jones.
Scopo dichiarato del nuovo soggetto finanziario, apertamente espresso durante la conferenza stampa di presentazione tenutasi a Pechino, è quella di creare un nuovo riferimento per gl investitori, alternativo al cartello di marca americana, composto da Moody’s, Standard&Poor’s e Fitch, che da soli controllano il 90 % del mercato del rating.
Una mossa prettamente politica prima ancora che economico-finanziaria. Una mossa che permette naturalmente di rafforzare l'asse Mosca-Pechino, ormai ben delineato, almeno da quando la Cina ha cominciato a pagare in yuan il petrolio russo. Da una parte la Russia, che ha trovato ad Est, nella Cina e nel Giappone, quei partner economici che non ha trovato ad Occidente in Europa; dall'altra la Cina, che sgomita per smarcarsi dall'orbita di Washington, a cui resta comunque ancora legata a doppio filo.
L'Europa, la UE, come sempre resta a guardare, incapace di prendere decisioni altrettanto coraggiose.
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lunedì 29 ottobre 2012

Il 26 ottobre scorso il Parlamento georgiano ha ratificato la nomina del nuovo presidente del Consiglio, il magnate e imprenditore Bidzina Ivanishvili, vincitore delle elezioni tenutesi il 1 ottobre: un vero e proprio burattino nelle mani degli Stati Uniti, che ha subito annunciato che il suo governo “svilupperà le istituzioni democratiche e stabilirà la legge del diritto” e che il suo primo viaggio internazionale sarà a Washington. Le parole d'ordine con cui ogni governo filooccidentale si presenta agli occhi del pubblico occidentale e dei salotti buoni da vent'anni a questa parte, contro il "tiranno" Putin e la sua "feroce dittatura". Intanto la Clinton si è precipitata al telefono per congratularsi di persona e per discutere "il futuro della cooperazione tra Georgia e Stati Uniti.
E' dai tempi della Rivoluzione delle Rose che Tbilisi ha voltato le spalle a Mosca per abbracciare il capitalismo occidentale e gonfiare i propri fatturati e le proprie casse di dollari: un duro colpo alla Russia che si è trovata così isolata rispetto all'Europa, tagliata fuori dalle rotte energetiche grazie alla costruzione dell'ormai famigerato oleodotto TBC, che attraversa lo stato caucasico.
Un altro punto a favore degli U.S.A.
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martedì 2 ottobre 2012

Un colpo di Stato giustificato alla bell’e meglio, la separazione del paese, disordini e massacri attribuiti ai jihadisti , ed ora l’epilogo o l’inizio di una storia sentita già troppe volte: l’intervento militare in Mali. La nostra attenzione per la geopolitica africana, dove si combattono, neanche troppo velatamente, gli opposti interessi cinesi e americani, e per la situazione maliana in particolare, non è nuova: ce ne siamo occupati da tempo, per lo meno da quando la situazione è precipitata. E non ci siamo sbagliati, anche se la previsione non era difficile. Per ristabilire “l’ordine” in Mali verranno dispiegate forza africane, il cui operato, senza aiuti, avrà scarsa efficacia: per questo verranno coadiuvate nelle operazioni militari dai francesi, cui spetterà la parte del leone nella ricostruzione e nella gestione del paese, aiutati a loro volta da Gran Bretagna, Polonia e Germania, con l’appoggio politico di Italia e Spagna (che non possono offrire altro). Per il momento, Russia e Cina hanno promesso di non apporre il veto alla prossima risoluzione ONU. Vedremo come andrà: il Sahel è un piatto ricco, e tutti vorranno saziarcisi.
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lunedì 10 settembre 2012

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Il secondo numero del bimestrale europeista Lotta Europea è online, come sempre consultabile gratuitamente.
Chiunque volesse sostenere la nostra lotta e le nostre iniziative editoriali, può farlo acquistando la copia cartacea (3€) o abbonandosi a 6 uscite (15 €): basta scrivere una mail a lotta.europea@gmail.com indicando nominativo, indirizzo e numero di copie da acquistare o di abbonamenti da sottoscrivere.
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sabato 1 settembre 2012

Mai come in questi giorni è facile capire chi detiene veramente il potere, nonostante la sfida per le primarie sia ancora aperta ed il risultato delle successive elezioni presidenziale sia tutt'altro che scontato. Mai come in questi giorni è chiaro come il potere non si decida all'interno della Casa Bianca.
Perché è notizia di questi giorni che il processo contro laa banca d'affari Goldman Sachs, accusata di aver rivestito un ruolo fondamentale nella crisi dei titoli subprime del 2007 (e di conseguenza nell'innesco delle presenti crisi e recessione globali), non arriverà a condanna ma sarà archiviato. Una lauta ricompensa per aver profumatamente investito nella campagna presidenziale del presidente coloured.
A costo di essere ripetitivi e monotoni, lo ripetiamo ancora una volta: le più importanti banche mondiali, pur avendo scatenato la crisi finanziaria globale, vengono prima salvate dal fallimento poi assolte dalle proprie colpe perché tengono a strozzo gli stati, retti da burattini saliti ai posti di comando con i soldi delle stesse banche (laddove non siano uomini usciti dai loro uffici).
I banchieri dormono sonni tranquili, perché le mani se le sporcano altri, segnando con una croce le schede elettorali. L’orgoglio (tutto vostro) della democrazia rappresentativa.
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sabato 21 luglio 2012

Gli Emirati Arabi Uniti hanno ufficialmente inaugurato un nuovo oleodotto che permetterebbe loro di bypassare lo stretto di Hormutz che l'Iran ha minacciato di chiudere in seguito alle sanzioni ricevute dagli Usa e dall'UE. L'oleodotto collega i giacimenti di Habshan (sul golfo Persico) con il porto di Fujairah, all'esterno dell'imbocco dello stretto.
La notizia ha suscitato lo sdegno dell'Iran che ha commentato il progetto come "propaganda politica guidata dai Paesi Occidentali". E' chiaro infatti che questo progetto abbia il doppio fine di ostacolare il controllo iraniano sul traffico petrolifero della regione e di tranquillizzare i mercati frenando l'aumento dei prezzi a seguito delle minacce di Teheran circa la chiusura dello stretto.
Per gli stessi motivi, l'Arabia Saudita ha inoltre in progetto di riconvertire l'"Ipsa", un vecchio oleodotto costruito da Saddam negli anni '80, in modo da portare il proprio petrolio fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso e di potenziare le due condotte parallele, le "Petroline", che attraversano il paese da est a ovest.
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venerdì 6 luglio 2012

Ebbene sì, proprio dopo l’avvenuta elezione del nazionalista Nikolic, dopo il suo fermo “No pasarán” all’indipendenza kosovara, dopo le splendide dichiarazioni sulla necessità di un alleanza euro-russa, in autunno il Kosovo avrà la tanto agognata sovranità e diventerà uno stato indipendente. Questa è la condizione dettata per aprire i negoziati sull’ingresso della Serbia nell’Unione Europea.

Il Kosovo, da quando nel 2008 ha dichiarato la propria indipendenza da Belgrado è de facto amministrato dalle Nazioni Unite, intervenute a difesa dei diritti della comunità albanese presente in loco. Ma perché tutto questo interesse per un lembo di terra? Dopo essere passato nelle mani dell'Occidente, il Kosovo è diventato il centro del traffico di esseri umani e di droga, del riciclaggio di denaro e dell'addestramento dei terroristi: grazie alla prossima ufficializzazione dell’indipendenza questa situazione si stabilizzerà.

Ma se gli “indipendentisti” sono mossi da questi sporchi interessi, mascherati dalla lotta per l’autodeterminazione del popolo albanese, di più alto tenore è l'opposizione serba: la terra rivendicata dagli albanesi è la stessa dove nel 1389 si combatteva la battaglia della Piana dei merli, simbolo della resistenza serba contro l’avanzata ottomana nei balcani, dove pochi cristiani hanno lottato per la civiltà europea.

Un paese che è il cuore d’Europa e che ha lottato per la sua difesa dovrebbe tollerare e ufficializzare la presenza dell’islam sunnita, nel luogo dove è stato sparso il sangue dei suoi padri, per l’ingresso nell’Unione Europea, cui già appartiene per geografia, storia e civiltà? Un paradosso maggiore non si sarebbe potuto immaginare.
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giovedì 5 luglio 2012

-Ultima serata della stagione-
Serata di solidarietà in sostegno della popolazione greca colpita dalla crisi finanziaria.Presentazione da parte del Movimento Sociale Europeo dell’evento in programma a Salonicco il 15 luglio prossimo:“ACROPOLIS vs WALL STREET”
venerdì 6 luglio, dalle ore 21.00
Fortezza Europa Pub - Viale di Tor di Quinto 57/b, Roma
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venerdì 29 giugno 2012

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Lotta Europea n°1


Leggere, diffondere... passare all'attacco!
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mercoledì 27 giugno 2012

L'Iran, isolato dall'Europa (il primo luglio scatterà infatti l'embargo totale sul suo petrolio), si trova a tessere nuove e importanti relazioni.

Un'apertura arriva dall'Egitto: il nuovo presidente Morsi avrebbe rilasciato un'intervista ad un quotidiano iraniano, augurandosi stabili relazioni con Teheran al fine di creare un "equilibrio strategico" nella regione.

La politica estera iraniana non si limita al Medio Oriente: Ahmadinejad si è recato nuovamente in Sudamerica (appena 5 mesi dopo l'ultima visita) dove ha firmato un accordo di cooperazione militare con la Bolivia e ha abbracciato Chavez che gli ha espresso tutta la sua solidarietà per gli ''ostacoli imposti da imperialismo, embarghi, minacce e sanzioni unilaterali" di cui l'Iran è stato vittima a causa del suo programma nucleare. I legami fra Iran e Venezuela sono anche di natura economica: giusto poche settimane fa NIOC e PDVSA, le compagnie petrolifere di stato dei due paesi, si sono accordate per lo sviluppo del giacimento petrolifero di Dobokubi in Venezuela. L'Iran sta approfittando dell'affrancamento dell'America Latina dall''orbita di influenza U.S.A., alla ricerca di nuovi mercati, alternativi a quelli occidentali.
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Dalle rovine di un mondo sconfitto, una nuova voce si è levata.
La voce di un popolo in lotta.
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mercoledì 20 giugno 2012

L'ultimo vertice Opec (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) si è concluso con un nulla di fatto. La riunione non è però stata inutile perché in fase di discussione sono usciti allo scoperto due blocchi di paesi contrapposti: da un lato l’Arabia Saudita che, spalleggiata da Emirati Arabi Uniti e Kuwait, aspira ad un aumento della produzione e con conseguente abbassamento del prezzo del greggio; dall’altro l’Iran e gli altri “falchi del prezzo”, vale a dire Venezuela, Algeria ed Iraq, una tantum insospettabile alleato di Teheran. L'obiettivo dei Sauditi non è certamente quello di apparire come benefattori dell'umanità e dell'Occidente assetato di petrolio, quanto quello di colpire l'Iran che, a causa delle sanzioni internazionali, ha subito un drastico calo delle esportazioni così da necessitare di un aumento dei costi per tornare ad avere i conti in verde.
La battaglia per l’egemonia del Golfo è senza esclusione di colpi: poco tempo fa al Consiglio di Cooperazione del Golfo l'Arabia Saudita aveva proposto una federazione politica tra i paesi arabi del Golfo in chiave anti-Teheran. Un'eventualità al momento tutt'altro che probabile visto che il Quatar, l’Oman e gli Emirati difficilmente cederanno la propria sovranità ai Sauditi.
In attesa della federazione politica, la riunione dell'OPEC ha comunque ribadito la forza e la coesione del blocco economico saudita, fermamente intenzionato ad isolare e contrastare l'Iran. Un obiettivo la cui realizzazione non avrà bisogno di alcun intervento militare, se continueranno questi attacchi economico-speculativi.
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venerdì 15 giugno 2012

Tra qualche giorno i canali televisivi nazionali siriani saranno sostituiti da programmazioni create appositamente dalla CIA: la lega Araba ha infatti chiesto ufficialmente agli operatori satellitari "Arabsat" e "Nilesat" di interrompere la ritrasmissione dei media Siriani, pubblici e privati (Syria TV, al-Ekhariya, ad Dunya, Cham TV ecc.).

Un'operazione molto simile a quanto già accaduto in Libia, dove la censura televisiva aveva evitato che i leader libici potessero comunicare con il proprio popolo. La differenza è che questa volta in Siria gli schermi non saranno semplicemente oscurati, ma diffonderanno unicamente immagini di propaganda anti-Assad e informazioni false e tendenziose, mettendo preventivamente a tacere qualsiasi tentativo di smentita da parte del governo. L'obiettivo è chiaro: preparare un colpo di stato.

Un'operazione telecomandata (è il caso di dirlo) da Ben Rhodes, vice-consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, che ha premuto sull'acceleratore dopo che il presidente russo Putin ha minacciato una forte opposizione a qualsiasi intervento militare: al possibile e probabile doppio veto russo e cinese in sede si autorizzazione ONU all'intervento, Washington risponde aggirando l'ostacolo ed agendo, silenziosamente ma apertamente, per la destabilizzazione del paese dall'interno.
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lunedì 11 giugno 2012

La guerra fra Israele e Iran è già iniziata, ma per il momento si combatte per vie informatiche. Si chiama Flame, il supervirus che ha colpito migliaia di computer in Iran, sottraendo conversazioni, email e scattando screenshot a ciò che appare sui monitor. Teheran non ha dubbi: così come fu l'anno passato per Stuxnet, il virus che colpì il sistema nucleare iraniano, anche questa volta c'è dietro la mano di Israele. Da parte di Israele, giungono invece voci che nascondono un ammissione: "Per chiunque veda la minaccia iraniana come significativa, è ragionevole intraprendere passi differenti, fra cui questi attacchi con virus, per sventarla" ha riferito il vice primo ministro Yaalon, che ha inotre sottolineato come Israele sia un paese "ricco dal punto di vista tecnologico". Nel frattempo, l'Iran, non curante delle minacce sioniste, ha annunciato l'inizio dei lavori per una seconda centrale nucleare nel paese. Lavori che vedranno l'appoggio e il finanziamento di Mosca.
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domenica 10 giugno 2012

A suon di menzogne e video truccati, la campagna mediatica contro la Siria di Assad continua il suo lavoro in preparazione di un futuro sempre più probabile intervento militare delle “democrazie” occidentali contro il tiranno locale. Perché?
Perché la Siria è divenuta il centro del mercato del gas da quando, nel luglio del 2011, ha siglato un accordo con l’Iran per la costruzione di un gasdotto, ribattezzato “gasdotto islamico”, per sfidare la leadership saudita nel settore energetico. Il condotto, la cui ultimazione è prevista per il 2014, condurrà il gas iraniano direttamente nel Mediterraneo, attraverso Siria e Libano meridionale, aprendo così a Teheran un nuovo mercato, finora parzialmente precluso. L'accordo ha una rilevanza geopolitica straordinaria: oltre ad aprire un nuovo mercato alle materie prime di Teheran, conferisce alla Siria quel ruolo di ponte tra Europa e prodotti vicino-orientali finora svolto dalla Turchia.
Terra di giacimenti di gas e nodo strategico fondamentale, non è un caso che la Siria diventi oggi bersaglio delle attenzioni dei media occidentali nel momento in cui il suo ruolo geopolitico assume notevole importanza. Come per le rivoluzioni colorate che hanno coinvolto le repubbliche ex-sovietiche, si vuole creare una protesta a tavolino, per affidare il potere ad un nuovo governo accondiscendente alle volontà degli Stati Uniti.
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giovedì 24 maggio 2012

Per l'ennesima volta l'entità sionista ha violato gli accordi internazionali, proseguendo le ricerche petrolifere nelle alture del Golan, regione al confine con la Siria, annessa unilateralmente da Israele nel 1967 nel corso della Guerra dei Sei Giorni e ancora di fatto sotto l'occupazione israeliana nonostante le decine di provvedimenti adottati dal Consiglio Nazionale e dalle Nazioni Unite.
Le parole del ministro dell'Energia di Gerusalemme, riportate dal giornale "Yediot Ahronat", non lasciano alcun dubbio: "Israele non riconosce la volontà internazionale, e in particolare la risoluzione dell'Onu numero 497", ossia quella che sancisce la nullità della sua amministrazione sul Golan siriano.
Solo una delle tante mozioni ed impegni assunti dagli organismi internazionali rimasti lettera morta: neanche i soldati della missione UNDOF dell'ONU, pur presenti nel Golan, ostacolano le mire di Israele, più volte chiamato a lasciare i territori occupati nel 1967 e rientrare nei sui confini originari.
A nulla valgono le pur deboli pressioni internazionali di fronte all'importanza strategica della regione che permette il controllo del Mare di Galilea e del fiume Giordano, le maggiori risorse idriche del Paese. Oro azzurro e oro nero: l'occupazione continuerà ancora a lungo.
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mercoledì 9 maggio 2012

Dal 17 aprile oltre duemila prigioneri politici palestinesi nelle galere israeliane sono in sciopero della fame per protesta contro la carcerazione preventiva.
Il mondo, oggi come allora, sta a guardare.
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venerdì 4 maggio 2012

Fra le pagine dell'Antico Testamento e più precisamente nel libro di Giacobbe si fa riferimento ad un mostro marino "fatto per non aver paura. Lo teme ogni essere più altero; egli è il re su tutte le bestie più superbe": il Leviatano.
Lo stesso nome, Leviathan, di un giacimento di gas naturale rinvenuto nel bacino del Levante, a largo di Haifa. Una scoperta che modificherà la politica di Israele, che, pur non essendo mai stata energicamente indipendente fin dalla sua nascita nel 1948, potrebbe improvvisamente divenire, con i giacimenti di Tamar e di Leviathan, uno dei maggiori esportatori di gas della regione, attirando a sé il baricentro strategico e dando vita a nuove intese o a nuove frizioni con i paesi vicini: su tutti, il Libano che sostiene la tesi per cui una parte dei giacimenti rientrino nelle sue acque territoriali. Una scoperta che ha già ringalluzzito Netanyahu, il quale ha esortato un grande investimento nei confronti di Romney, voltando così le spalle ad Obama per il suo sfidante.
Un mostro marino destinato a creare disordine, come è scritto nel suo nome.
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